"Ma io ballo già da due anni!"


(e voglio continuare a farlo...)

Ho la fortuna di aver partecipato a svariati festival internazionali dove ho preso lezioni e frequentato serate: prevalentemente di Lindy Hop e Blues. Una sera, mentre mi godevo la band bevendo qualcosa e guardando distrattamente la pista, il mio occhio venne attirato da un leader a me sconosciuto che, passando a lato della pista, afferrò la mano di una follower in attesa di ballare, osservò, piegando il capo, il colore del braccialetto indicante a quale “livello di corso” lei fosse iscritta e, lasciata la mano, proseguì oltre in cerca di una follower al suo “livello”.

Questo aneddoto di squisita maleducazione vuole introdurre una domanda, tante volte da me posta ai miei insegnanti:

a quale livello devo iscrivermi?

Alcuni anni fa capitai su questo bel articolo che Damon Stone aveva pubblicato sul suo blog (questo è il link per leggerlo in lingua originale http://damonstone.dance/articles/how-do-tell-level-belong-in/ ) che mi ha ispirato le riflessioni che vado a proporvi.

È molto bello che gli studenti rispettino l’opinione dei propri insegnanti e chiedano un parere sul proprio livello ma spesso la risposta non viene accettata con altrettanta fiducia. Difficilmente un buon insegnante ci risponderà: “sei così bravo che non importa a quale livello ti iscrivi!” e questo per due buone ragioni:

  1. Non siamo mai bravi abbastanza per apprendere tutto durante una lezione;
  2. Ballando con qualcuno meno bravo di noi ci miglioriamo.

Forse non sono risposte immediatamente chiare ma partendo dal primo punto posso provare a spiegare la mia idea. Togliendo la patina dorata a questa frase, come spero nessun insegnante mai farà con noi allievi, significa che non siamo in grado di apprendere tutti i concetti nemmeno in una lezione per principianti. Dobbiamo accettarlo, mancano energie e attenzione per poter carpire tutto e, mentre digeriamo questa verità, possiamo anche pensare che lo stesso valga per i nostri insegnanti. Più approfondiamo i concetti e la pratica del nostro ballo, diventando esperti, tanto più ci accorgiamo di dover lavorare sulle basi stesse. Il pulse/bounce, la connessione, la musicalità, la postura; questi sono solo alcuni degli aspetti chiave su cui tutti possiamo continuare a lavorare. In più siamo d’accordo sul fatto che da quanto tempo pratichiamo una attività sia un pessimo indicatore di quanto siamo bravi nella stessa. Questo perché esistono propensioni naturali, disponibilità di tempo, mezzi e interesse differenti.

“Ma allora questi livelli a che servono?”

I primi sono focalizzati sugli aspetti base (spesso anche i più difficili) della disciplina e lasciano il tempo per praticare in un contesto semplice. Le classi intermedie ci danno varietà, facendoci esplorare i concetti appresi fuori dalla nostra zona di conforto. Le classi avanzate vanno a fondo sui concetti appresi e sono dedicate a chi vuole andare oltre al concetto del “sono già abbastanza bravo”. Spesso richiedono una consapevolezza e un lavoro di analisi più impegnativo psichicamente che fisicamente.

Passando al secondo punto posso affermare -per esperienza personale- che tanto migliore è il tuo partner di ballo tanto correggerà i tuoi errori. Se è leggermente migliore di noi si accorgerà dei nostri errori e li renderà meno apparenti, se è molto migliore poi tramuterà i nostri errori in qualcosa di bello, musicale e divertente; noi non ci accorgeremo nemmeno di aver sbagliato e il nostro ego si gonfierà…della capacità altrui! Se durante una serata ballare con chi ha molta più esperienza di noi è fonte di grande divertimento e ispirazione, a lezione mascherare gli errori equivale a buttare via il nostro impegno e il nostro tempo, senza considerare che difficilmente sapremo offrire ai nostri compagni di corso un valido aiuto allo studio. Può sembrare una affermazione dura, ma credo proprio che sia vera. Cambiando prospettiva ed estremizzando: se non siamo in grado di far ballare con noi una persona qualunque forse non abbiamo ancora interiorizzato a fondo il nostro ballo.

Quanta confusione! Per fortuna ci sono i nostri insegnanti: loro ci diranno dove iscriverci…ma non è sempre facile accettare di buon cuore un giudizio sulle nostre capacità, e per quanto riguarda i corsi settimanali la matematica ci insegna che: finito il secondo anno arriva il terzo! Ai festival internazionali invece chiederò dove si iscrivono i miei amici così facciamo balotta, invece:

Aiuto ci sono le audizioni…le selezioni…gli ESAMI…se non mi accettano porterò a vita il marchio della vergogna!!!

Moltissimi festival internazionali mettono in atto un formato di audizioni che consiste in una auto-valutazione tra compagni di corso. Per alcuni di noi appare una pratica quasi immorale, e nascondendoci dietro alla domanda retorica: “Chi sono io per giudicare?” rinunciamo ad offrire un’opinione onesta su di un ballo. Già, perché di un ballo si tratta. Non di una opinione su una persona, ma solo su quanto sia piacevole per noi quel minuto di ballo. Non voglio credere che qualcuno possa usare i “voti” delle audizioni per esprimere giudizi personali, provare a scegliere i propri amici come compagni di corso o sfogare rabbie represse contro incolpevoli ballerini! 

“siamo un così bel gruppo!”

Durante quei 70 minuti delle lezioni settimanali ci divertiamo, facciamo battute, chiacchiere [alcuni hanno trovato l’amore ndr], i nostri sono gruppi coesi. Non vorremmo mai disgregare un gruppo di amici. Quindi? Forte di razionalità da ingegnere ed esperienza di svariati corsi (per altro quasi tutti ripetuti) penso che se ci iscriviamo ad un corso di ballo la cosa più importante sia quella di poter imparare quanto più possibile a ballare. Abbiamo (e speriamo tanto riavremo presto) serate per ritrovare i nostri amici e creare nuovi legami; se invece mi sentissi “fuori posto” durante la mia lezione, e nel condividere un brano ballando, forse smetterei e dedicherei quella serata infrasettimanale al Cluedo online (non me ne voglia chi investe il proprio tempo a questo modo), alle serate ballerò sempre meno, e forse smetterò proprio di andarci perdendo gli amici e la possibilità di divertirmi e di esprimermi.

Insomma: sì, ballo già da due anni, ma voglio continuare a farlo! 

(in realtà sono ormai più di cinque anni che ballo… ma è come se fossero sempre due!)

 

 

 

Federico

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